Donne e precariato: una scelta imposta
Conferenze
Donne e precariato: una scelta imposta
Resoconto di
Marco Stancati
portavoce della fondazione rigel ets
Relatore 2
Ruolo
Lo studio dell’ANMIL (Associazione Italiana Mutilati e Invalidi del Lavoro) è stato presentato a Roma nella sala della Lupa a Montecitorio il 6 marzo in previsione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo. Giornata e studio sono state dedicate dall’ANMIL a Luana D’Orazio, morta sul lavoro in una fabbrica tessile, e alle gemelle Sara e Aurora Esposito uccise dall’esplosione di un laboratorio abusivo di fuochi d’artificio. Le madri delle giovanissime vittime hanno portato la loro testimonianza contro il lavoro che uccide per mancanza di formazione, di adeguate misure di prevenzione, di ritmi produttivi ai quali si sacrifica tutto.
A discutere e commentare lo studio:
- L’on. Chiara Gribaudo, Presidentedella Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia
- Graziella Nori, vicepresidente nazionale Anmil e coordinatrice Gruppo Donne
- Franco D’Amico, responsabile dei servizi statistici Anmil e autore dello studio
- Micaela Cappellini, ispettrice del lavoro e coordinatrice funzione pubblica CGIL Toscana
- Azzurra Rinaldi, economista e professoressa di Unitelma Sapienza
- Silvia Ciucciovino, professoressa ordinaria di Diritto del Lavoro all’Università di Roma Tre
- Marco Stancati, comunicatore d’impresa, docente della Sapienza di Roma, portavoce della Fondazione Rigel ETS
L’analisi ANMIL 2026 delinea un quadro critico dell’occupazione femminile in Italia, segnato da precarietà e divari strutturali. Sebbene l’occupazione femminile sia cresciuta dell’88,3% tra il 1965 e il 2025, il divario con gli uomini rimane profondo: il tasso di occupazione delle donne è al 54% contro il 70,9% maschile. Il lavoro femminile è spesso “fragile”, relegato a settori dequalificati e penalizzato da carenze del welfare.
Alcuni aspetti cruciali che sono emersi nel corso della tavola rotonda:
• Il gender gap in Italia si riflette sulla qualità dei contratti
L’Italia ha perso diverse posizioni nel Global Gender Gap Report 2024, scendendo all’87° posto mondiale. La precarietà è evidente nei dati sulle assunzioni: nel 2024, solo il 13,5% delle donne ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Le donne subiscono maggiormente i contratti a termine (15,7% contro il 12,6% degli uomini) e il part-time, che riguarda una donna su tre rispetto a un uomo su dodici. Questo si traduce in un Gender Pay Gap (Divario retributivo di genere) significativo: gli uomini guadagnano in media il 18,3% in più delle donne, divario che sale al 34,4% per le pensioni.
• Il part time femminile “involontario” e le sue conseguenze
Il part-time è spesso una “condanna alla diseguaglianza” piuttosto che uno strumento di conciliazione.
Viene imposto per sopperire alle carenze del sistema di welfare: quasi due donne su dieci lasciano il lavoro dopo la maternità e molte altre ripiegano sul tempo ridotto per curare figli o familiari invalidi in carenza di un valido supporto pubblico. Questa condizione colpisce più duramente le lavoratrici del Mezzogiorno, le straniere e chi ha bassi livelli di istruzione, impedendo prospettive di crescita professionale ed economica.
• La precarietà influenza la sicurezza sul lavoro e, inevitabilmente, il fenomeno degli infortuni
Mentre gli infortuni maschili sono calati del 64,3% dal 1965 ad oggi, quelli femminili hanno registrato una flessione molto più modesta (-15,9%). Inoltre, nella tavola rotonda è emerso con chiarezza come e perché le donne siano particolarmente vulnerabili ed esposte agli infortuni “in itinere” (quelli nel tragitto casa-lavoro-casa), che rappresentano il 23,3% dei loro infortuni totali e il 40% dei casi mortali: il fenomeno è alimentato dallo stress del ruolo di “moglie-madre-lavoratrice” e da una spietata conciliazione vita-lavoro che rende il viaggio una corsa contro il tempo.
Inoltre, nei settori a forte presenza femminile come la sanità, si registra un preoccupante aumento delle aggressioni, che nel 73% dei casi colpiscono le donne.
Inoltre, è stato evidenziato con chiarezza come la precarietà contrattuale alimenti il lavoro sommerso e la mancata denuncia degli infortuni per paura di perdere l’impiego. L’ANMIL propone l’istituzione di una Procura Nazionale del Lavoro e la diffusione di statistiche di genere (dell’INAIL e non solo) sempre più dettagliate, perché sui dati si costruiscono le strategie di prevenzione e di contrasto al fenomeno degli infortuni sul lavoro e in itinere.
• Donne, precariato, infortuni e media
Come portavoce della Fondazione ed esperto di comunicazione mi è stato affidato questo tema. Alla domanda di quale siano le campagne sociali più efficaci nel promuovere la sicurezza e la prevenzione contro gli infortuni sul lavoro, ho risposto che le immagini scioccanti che propongono senza filtri le atroci conseguenze degli infortuni non ottengono l’effetto di deterrenza al quale miravano. Le persone esorcizzano: “Una cosa così terribile non può succedere a me, è roba da telegiornale, non fa parte della mia vita!”. Fermo restando che nulla è mai scontato, la strada migliore appare quella di invertire l’ottica: mostrare che la sicurezza è vita! Un tono di voce certamente non semplice, ma che l’Anmil come l’Inail hanno saputo trovare nei momenti più felici della loro comunicazione.
Sul rapporto con i media poi, occorre distinguere: c’è un giornalismo d’inchiesta che indaga l’infortunio per capirne in profondità le cause e le responsabilità e quindi contribuisce alla messa a punto di strategie di prevenzione. C’è poi la comunicazione delle trasmissioni d’intrattenimento che troppo spesso vanno alla ricerca del “caso umano”, che alza l’audience e lo share: è la strumentalizzazione del dolore, che esporrà poi la vittima e/o i suoi parenti alla terribile cassa di risonanza dei social che rischia di travolgere nella maniera più spietata l’elaborazione del lutto.
Mi sono trovato, infine, del tutto d’accordo con Franco D’Amico, autore dello studio che ha presentato con rigore e passione, sull’esigenza di estendere ulteriormente il campo delle statistiche di genere per gli infortuni sul lavoro, coerentemente con il progressivo sviluppo che hanno avuto negli ultimi venti anni.
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Lo studio dell’ANMIL (Associazione Italiana Mutilati e Invalidi del Lavoro) è stato presentato a Roma nella sala della Lupa a Montecitorio il 6 marzo in previsione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo. Giornata e studio sono state dedicate dall’ANMIL a Luana D’Orazio, morta sul lavoro in una fabbrica tessile, e alle gemelle Sara e Aurora Esposito uccise dall’esplosione di un laboratorio abusivo di fuochi d’artificio. Le madri delle giovanissime vittime hanno portato la loro testimonianza contro il lavoro che uccide per mancanza di formazione, di adeguate misure di prevenzione, di ritmi produttivi ai quali si sacrifica tutto.
A discutere e commentare lo studio:
- L’on. Chiara Gribaudo, Presidentedella Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia
- Graziella Nori, vicepresidente nazionale Anmil e coordinatrice Gruppo Donne
- Franco D’Amico, responsabile dei servizi statistici Anmil e autore dello studio
- Micaela Cappellini, ispettrice del lavoro e coordinatrice funzione pubblica CGIL Toscana
- Azzurra Rinaldi, economista e professoressa di Unitelma Sapienza
- Silvia Ciucciovino, professoressa ordinaria di Diritto del Lavoro all’Università di Roma Tre
- Marco Stancati, comunicatore d’impresa, docente della Sapienza di Roma, portavoce della Fondazione Rigel ETS
L’analisi ANMIL 2026 delinea un quadro critico dell’occupazione femminile in Italia, segnato da precarietà e divari strutturali. Sebbene l’occupazione femminile sia cresciuta dell’88,3% tra il 1965 e il 2025, il divario con gli uomini rimane profondo: il tasso di occupazione delle donne è al 54% contro il 70,9% maschile. Il lavoro femminile è spesso “fragile”, relegato a settori dequalificati e penalizzato da carenze del welfare.
Alcuni aspetti cruciali che sono emersi nel corso della tavola rotonda:
- Il gender gap in Italia si riflette sulla qualità dei contratti
L’Italia ha perso diverse posizioni nel Global Gender Gap Report 2024, scendendo all’87° posto mondiale. La precarietà è evidente nei dati sulle assunzioni: nel 2024, solo il 13,5% delle donne ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Le donne subiscono maggiormente i contratti a termine (15,7% contro il 12,6% degli uomini) e il part-time, che riguarda una donna su tre rispetto a un uomo su dodici. Questo si traduce in un Gender Pay Gap (Divario retributivo di genere) significativo: gli uomini guadagnano in media il 18,3% in più delle donne, divario che sale al 34,4% per le pensioni.
- Il part time femminile “involontario” e le sue conseguenze
Il part-time è spesso una “condanna alla diseguaglianza” piuttosto che uno strumento di conciliazione.
Viene imposto per sopperire alle carenze del sistema di welfare: quasi due donne su dieci lasciano il lavoro dopo la maternità e molte altre ripiegano sul tempo ridotto per curare figli o familiari invalidi in carenza di un valido supporto pubblico. Questa condizione colpisce più duramente le lavoratrici del Mezzogiorno, le straniere e chi ha bassi livelli di istruzione, impedendo prospettive di crescita professionale ed economica.
- La precarietà influenza la sicurezza sul lavoro e, inevitabilmente, il fenomeno degli infortuni
Mentre gli infortuni maschili sono calati del 64,3% dal 1965 ad oggi, quelli femminili hanno registrato una flessione molto più modesta (-15,9%). Inoltre, nella tavola rotonda è emerso con chiarezza come e perché le donne siano particolarmente vulnerabili ed esposte agli infortuni “in itinere” (quelli nel tragitto casa-lavoro-casa), che rappresentano il 23,3% dei loro infortuni totali e il 40% dei casi mortali: il fenomeno è alimentato dallo stress del ruolo di “moglie-madre-lavoratrice” e da una spietata conciliazione vita-lavoro che rende il viaggio una corsa contro il tempo.
Inoltre, nei settori a forte presenza femminile come la sanità, si registra un preoccupante aumento delle aggressioni, che nel 73% dei casi colpiscono le donne.
Inoltre, è stato evidenziato con chiarezza come la precarietà contrattuale alimenti il lavoro sommerso e la mancata denuncia degli infortuni per paura di perdere l’impiego. L’ANMIL propone l’istituzione di una Procura Nazionale del Lavoro e la diffusione di statistiche di genere (dell’INAIL e non solo) sempre più dettagliate, perché sui dati si costruiscono le strategie di prevenzione e di contrasto al fenomeno degli infortuni sul lavoro e in itinere.
- Donne, precariato, infortuni e media
Come portavoce della Fondazione ed esperto di comunicazione mi è stato affidato questo tema. Alla domanda di quale siano le campagne sociali più efficaci nel promuovere la sicurezza e la prevenzione contro gli infortuni sul lavoro, ho risposto che le immagini scioccanti che propongono senza filtri le atroci conseguenze degli infortuni non ottengono l’effetto di deterrenza al quale miravano. Le persone esorcizzano: “Una cosa così terribile non può succedere a me, è roba da telegiornale, non fa parte della mia vita!”. Fermo restando che nulla è mai scontato, la strada migliore appare quella di invertire l’ottica: mostrare che la sicurezza è vita! Un tono di voce certamente non semplice, ma che l’Anmil come l’Inail hanno saputo trovare nei momenti più felici della loro comunicazione.
Sul rapporto con i media poi, occorre distinguere: c’è un giornalismo d’inchiesta che indaga l’infortunio per capirne in profondità le cause e le responsabilità e quindi contribuisce alla messa a punto di strategie di prevenzione. C’è poi la comunicazione delle trasmissioni d’intrattenimento che troppo spesso vanno alla ricerca del “caso umano”, che alza l’audience e lo share: è la strumentalizzazione del dolore, che esporrà poi la vittima e/o i suoi parenti alla terribile cassa di risonanza dei social che rischia di travolgere nella maniera più spietata l’elaborazione del lutto.
Mi sono trovato, infine, del tutto d’accordo con Franco D’Amico, autore dello studio che ha presentato con rigore e passione, sull’esigenza di estendere ulteriormente il campo delle statistiche di genere per gli infortuni sul lavoro, coerentemente con il progressivo sviluppo che hanno avuto negli ultimi venti anni.
Resoconto del Webinar
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