L’8 marzo visto da Linda Laura Sabbadini
L’8 marzo visto da Linda Laura Sabbadini
Segnalazione di
Marco Stancati
portavoce fondazione rigel ETS
Descrizione
Su La Repubblica, Linda Laura Sabbadini, “madre” delle statistiche di genere, spiega che c’è poco da festeggiare e molto ancora per cui lottare, perché il nostro Paese non ha ancora compreso che, senza valorizzare le risorse femminili, non c’è futuro.
Nella ricorrenza della giornata internazionale della donna, la Fondazione Rigel sceglie l’articolo della Sabbadini come momento significativo di riflessione su un percorso iniziato ottant’anni fa con la conquista del voto, proseguito negli anni Settanta con riforme cruciali come il divorzio, l’interruzione volontaria di gravidanza e la parità salariale. Tuttavia, nonostante traguardi successivi come la legge sulla violenza del 1996 e quella sui congedi parentali del 2000, il bilancio odierno rimane critico.
In sintesi, il punto di vista della Sabbadini:
“Siamo ancora indietro”: l’impegno a rimuovere gli ostacoli alla libertà e all’uguaglianza, sancito dall’articolo 3 della Costituzione, non è stato onorato in pieno. L’Italia presenta oggi il tasso di occupazione femminile più basso d’Europa, un forte divario salariale e la persistente “child penalty”: le donne rimangono il pilastro solitario del welfare di cura, poiché mancano strategie di lungo periodo e investimenti strutturali. Persino nel PNRR le risorse sono state frammentarie, senza una visione che travalicasse i singoli governi.
“Politiche incoerenti e leggi inattuate”: molte leggi fondamentali sono rimaste inattuate. La legge sui nidi del 1971 garantisce oggi solo il 15% di copertura pubblica, mentre i congedi parentali sono rimasti per decenni retribuiti solo al 30%. Il congedo di paternità, fermo a dieci giorni, è cresciuto con troppa timidezza. Inoltre, l’assenza di finanziamenti per le leggi sull’assistenza e sulla non autosufficienza continua a scaricare l’intera responsabilità del lavoro di cura quasi esclusivamente sulle spalle delle donne.
“Troppi stereotipi nell’istruzione”: nonostante una rivoluzione femminile nel campo dell’istruzione, gli stereotipi di genere resistono: Solo il 15% delle donne sceglie e lavora in ambiti tecnologici. Mancano, infatti, interventi sistematici per combattere i pregiudizi fin dalle scuole primarie, affidando il cambiamento solo a iniziative isolate di singoli insegnanti. Sebbene la presenza femminile sia cresciuta in tutti i settori dagli anni Novanta, il progresso nei luoghi decisionali rimane troppo lento.
“Oggi lavora una donna su due”: attualmente lavora solo il 53,9% delle donne e un quarto delle madri abbandona l’impiego alla nascita di un figlio. Questa situazione non deriva solo da discriminazioni, ma dalla mancanza di un sistema capace di garantire pari opportunità reali, conciliazione dei tempi e condivisione delle responsabilità genitoriali. Quando mancano queste tutele, non si indeboliscono solo le donne, ma l’intero Paese.
L’emergenza nazionale delle diseguaglianze: assistiamo oggi a una crisi dei progressi fatti: vengono messi in discussione i patti sulla legge contro la violenza, eliminata “opzione donna” e ignorate le proposte sui congedi paritari. La libertà femminile non può essere affidata solo alla forza di chi la rivendica; serve una volontà politica forte e l’unità delle donne per affrontare quella che è a tutti gli effetti un’emergenza nazionale. Per questo, l’8 marzo c’è ancora poco da festeggiare e molto per cui lottare.
Chiunque può segnalare alla Fondazione eventi, iniziative, azioni, realizzazioni che ritiene coerenti con i valori e gli obiettivi della stessa. Qualora la Fondazione condivida, la segnalazione sarà pubblicata con indicazione della persona che l’ha proposta.
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